Un migrante su 4 che ha provato a raggiungere l’Italia nel 2024 ha perso la vita durante il viaggio. A riportare l’impressionate statistica è il 30° Rapporto Ismu sulle migrazioni presentato ieri a Milano. Secondo il report, lo scorso anno gli sbarchi si sono più che dimezzati rispetto al 2023, attestandosi a poco più di 66mila, -57,9% rispetto ai 157.652 del 2023.
A crollare sono stati gli arrivi da Tunisia (-80%), Turchia (-51,2%) e Libia (-20,2%). Essendo diminuite le partenze, è diminuito anche il numero totale dei morti in mare, passati da 2.526 a 1.692, ma è cresciuto il rapporto fra morti e sbarcati, salito dal 16% al 25,55%. E, secondo la ricerca, di quei 1.692 deceduti, 79 erano bambini (nel 2023 erano stati 91).
Dalla Libia arrivano i migranti del Medio Oriente, dalla Tunisia quelli dell’Africa
Quanto ai paesi d’origine, dai dati Iom-Unhcr risulta che ad arrivare lungo la rotta tunisina sono state prevalentemente persone originarie dell’Africa Sub-Sahariana, come Guinea (18,4%), Costa d’Avorio (16,0%), Burkina Faso (8,5%), oltre che dalla Tunisia stessa (17,9%). Dalla Libia, invece, si sono imbarcate prevalentemente persone provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente, in particolare Bangladesh (23,7%), Pakistan (14,5%) e Siria (17,4%) in testa, e dall’Egitto (21,3%). In flessione anche gli arrivi via terra: secondo le stime dell’Unhcr nei primi 6 mesi del 2024 sono stati 3.400, contro i 5.600 del 2023. A entrare dalla frontiera con la Slovenia sono prevalentemente cittadini originari da Bangladesh, Siria, Turchia, Marocco e Afghanistan.
Per Ismu in Italia i cittadini stranieri sono 5,7 milioni
Questo per i nuovi arrivi, ma qual è la situazione in Italia? Ismu stima che al 1° gennaio 2024 gli stranieri presenti nel Paese siano 5.755.000, in leggero calo (20mila in meno, -0,3%) rispetto alla stessa data del 2023. I residenti sono 5.254.000, mentre continua il calo degli irregolari registrato dal 2019, che toccano quota 321.000 (il 5,6% dei presenti).
Per quanto riguarda gli ingressi in Italia, nel 2023 si è registrata una importante riduzione dei permessi di soggiorno per lavoro (-42,2% rispetto al 2022), mentre sono cresciuti quelli per motivi di famiglia, di asilo e richiesta di protezione internazionale e per motivi di studio. I cittadini non comunitari con un permesso di soggiorno di lungo periodo sono 2,13 milioni.
Nelle scuole oltre 900mila alunni stranieri, quasi 600mila sono senza cittadinanza (CNI)
Dati che hanno un immediato riflesso soprattutto sulla situazione scolastica, dove gli “alunni CNI” (con cittadinanza non italiana) sono passati dai 588.986 del 2020/21 ai 598.745 nel 2022/23, quasi 10mila unità in più. Dalla prima rilevazione dell’associazione nel 2007/08 ad oggi, il gruppo è passato da circa 200mila a quasi 600mila e rappresenta il 65,4% degli alunni con Cni. Più dei due terzi degli alunni censiti come non italiani sono costituiti dalle cosiddette seconde generazioni.
L’incidenza percentuale di questo gruppo sul totale degli alunni con CNI cresce in tutti i livelli scolastici e ne costituisce la maggioranza: nelle scuole dell’infanzia, i nati in Italia ogni 100 alunni con background migratorio sono 81; 69 alla primaria, 63 alle secondarie di primo grado e 50 in quelle di secondo grado.
In generale, nell’anno scolastico 2022/23 il numero degli alunni stranieri, nati all’estero e nati in Italia, si attesta a 914.860 presenze, corrispondenti all’11,2% sul totale degli iscritti nelle scuole italiane (8.158.138), dalle scuole dell’infanzia alle secondarie di secondo grado. Per quanto riguarda la provenienza, gli studenti sono originari di circa 200 Paesi. In particolare, il 44% è di origine europea; più di 1/4 è di origine africana; attorno al 20% asiatica e quasi l’8% dell’America latina.
La cittadinanza più numerosa è rappresentata dalla Romania, con quasi 149mila studenti. Seguono: Albania (118mila presenze) e Marocco (114mila). La Lombardia accoglie un quarto degli alunni con background migratorio (231.819), seguita da Emilia-Romagna (111.811), Veneto (99.604), Lazio (83.716) e Piemonte (81.762). La provincia italiana con il maggior numero di alunni con Cni rimane Milano (82.396), seguita da Roma (66.385), Torino (40.605) e Brescia (33.362). Le scuole senza allievi stranieri sono il 15,5%.
Tra i CIN si contano il doppio dei NEET e degli ELET
Preoccupa il dato secondo il quale il 26,1% degli alunni con CNI è soffre di un ritardo scolastico, soprattutto nelle secondarie di secondo grado, dove quasi la metà degli studenti di origine immigrata è in ritardo di uno o più anni (48%). Dati preoccupanti anche la lontananza dal sistema di istruzione/formazione/lavoro e l’abbandono scolastico precoce.
Nel 2022 gli ELET (giovani che si sono fermati alla scuola secondaria di primo grado) nati all’estero, sono ancora il 28,7% dei 18-24enni stranieri, cioè il triplo degli autoctoni, che scendono al 9,7%.
Mentre i giovani in condizione di NEET (Not in Education, Employment or Training, cioè che non studiano né lavorano) tra i 15 e i 29 anni sono il 29% del totale, circa il doppio degli italiani (17,9%).