Riccardo Tucci (M5S), con Avs avete votato contro la proposta di legge per la partecipazione dei lavoratori alla governance d’impresa, mentre il Pd si è astenuto. Eppure, si tratta di una pdl di iniziativa popolare della Cisl: perché?
“Facciamo chiarezza su un punto, per noi nodale: non siamo contrari a che i lavoratori partecipino alla gestione delle imprese, anzi è vero il contrario. Ma leggendo la versione del testo uscita da Montecitorio, chiunque mastichi un minimo questi temi vedrà che va in direzione diametralmente opposta rispetto al titolo. Una truffa linguistica dietro cui si nascondono gravi rischi per i lavoratori”.
Per esempio?
“La maggioranza ha stravolto la pdl della Cisl: si è passati da 22 a 15 articoli, ‘piegati’ da FdI, Lega e FI alle proprie volontà politiche. È stata eliminata la centralità dei contratti collettivi nel disciplinare la partecipazione dei lavoratori ai consigli di amministrazione e soppressa la loro presenza nei Cda delle società a partecipazione pubblica, un antipasto della privatizzazione dei gioielli di Stato che Meloni&Co. stanno preparando. Addirittura, c’è la possibilità per le aziende di sostituire, in modo unilaterale, i premi di risultato con azioni: se queste valessero zero, il lavoratore si ritroverebbe con niente in mano”.
La neosegretaria della Cisl Fumarola ha espresso grande soddisfazione per l’accaduto…
“Mi colpisce che chi, in passato, ci ha tacciati di ‘populismo giuslavoristico’ oggi festeggi per un testo che mina la contrattazione. Ognuno risponde alla propria coscienza. Faccio notare che persino il segretario generale dell’Ugl, sindacato di destra di cui il sottosegretario Durigon è stato vice, prima del voto ha invitato i deputati a bocciare la pdl perché ‘ha la partecipazione solo nel titolo’. Non aggiungo altro”.
Il M5S appoggerà i referendum della Cgil sul lavoro?
“Sì. Il Jobs Act si è inserito nel solco delle peggiori leggi sul lavoro approvate dagli Anni ’90 e, peraltro, è già annegato in un mare di incostituzionalità viste le numerose pronunce della Consulta. L’occupazione non aumenta con la flessibilità: noi con il decreto Dignità abbiamo tracciato una strada, ora bisogna mettere un punto e andare a capo”.