Se qualcuno all’interno della maggioranza sperava in un fragoroso flop, dovrà ricredersi di fronte ai dati sullo sciopero dei magistrati italiani, che hanno incrociato in massa le braccia per lanciare un grido d’allarme contro la discussa riforma della Giustizia. Secondo il segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), Rocco Maruotti, l’adesione allo sciopero da parte delle toghe “è stimata fra il 75 e l’80%”.
“La decisione della magistratura di scioperare non è mai presa a cuor leggero. Oggi scioperiamo non per il nostro stipendio o per un interesse di categoria, ma per difendere il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Si tratta di una risposta unitaria a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, principi cardine della democrazia e dell’equilibrio tra i poteri, che per noi di Unicost non sono negoziabili”.
A dichiararlo, in una nota, è Rossella Marro, presidente nazionale di Unicost, che sottolinea come “sul funzionamento e sull’organizzazione degli uffici ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e riconosciamo il diritto del legislatore a intervenire. Ma qui non è in gioco l’organizzazione della magistratura, bensì l’assetto democratico. Oggi, la risposta della magistratura si è fatta sentire, come dimostra l’elevatissima adesione. È un segnale importante, che sarà un punto di partenza per le prossime azioni dell’Associazione Nazionale Magistrati”.
Magistrati in rivolta contro la riforma della Giustizia: allo sciopero hanno partecipato tra il 75 e l’80% delle toghe italiane
Di fronte al maxi sciopero, il governo Meloni ha preso atto della situazione, ribadendo che sulla riforma della Giustizia la maggioranza conferma “la propria disponibilità a un confronto costruttivo, con particolare attenzione al dialogo con l’Anm. La riforma della Giustizia non è concepita contro i magistrati, ma nell’interesse dei cittadini”.
Questo è quanto emerge al termine della riunione a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano.
L’incontro, si legge nella nota di Palazzo Chigi, è stato finalizzato a preparare le consultazioni già programmate per il 5 marzo, prima con l’Unione delle Camere Penali e successivamente con l’Associazione Nazionale Magistrati.