Le Lettere

L’inglese di Renzi

Che fine ha fatto Renzi? È un po’ che non lo si sente. Non mi è mai piaciuto: lo apprezzai solo il giorno in cui si rivolse a La Russa chiamandolo “Camerata Presidente”. Bravo!
Aurelio Benfatti
via Facebook

Gentile lettore, non so che fine abbia fatto, forse è in tournée all’estero. Lo apprezzai anch’io per quella frase del 28 dicembre scorso. Sparò anche un’altra battuta: “Solo in Italia e in Nord Corea c’è un capo del governo che ha nominato la sorella a capo del partito”. L’umorismo non gli difetta. Però Renzi resta sempre Renzi. Sa di cosa si discuteva in Senato quando pronunciò il “Camerata Presidente”? Si discuteva dei soldi di Renzi. O meglio, della norma in finanziaria che doveva vietare a deputati e senatori di ricevere emolumenti da Stati stranieri, l’unica cosa buona proposta da questo governo. Lui si sentì colpito nel portafoglio in quanto pare incassi cifre a sei zeri l’anno da “prestazioni oratorie” a favore di Stati stranieri o società ad essi risalenti. Le “prestazioni oratorie” sono l’escamotage abituale con cui enti e Stati si procurano eventuali sponsor o lobbisti per i loro interessi, che spesso non collimano con gli interessi dell’Italia. Nel caso di Renzi costoro pagano due volte: la prima in denaro e la seconda in penitenza, che consiste nel dover ascoltare il suo inglese, una pena atroce non immaginata neppure nell’Inferno di Dante. “First reaction… shock!”, o quel capolavoro “Mai mader u crai ins i-in de tivì uen… scish… scish fiiling uid de-de… scish felt de-de berlis (??) uozzz… distroid bai de pipol…”. Voleva dire che la madre in tv aveva pianto. Be’, c’è da capirla, povera donna.

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