Due aule del Palazzo del Consiglio regionale d’Abruzzo. Due storie molto diverse. Nella prima, la Sala Ipogea, giovedì si è insolitamente svolto il Consiglio regionale in cui la maggioranza di centrodestra del presidente Marco Marsilio, che governa da 6 anni la Regione, ha approvato una manovra fiscale che aumenta le tasse. Nell’altra, la Sala Spagnoli dove di prassi si riunisce l’Assemblea, c’erano i cittadini – centinaia – a chiedere una sanità migliore e le dimissioni del presidente e della sua Giunta. I cittadini sono entrati per sostenere la protesta pacifica dei consiglieri regionali dell’opposizione di centrosinistra guidata dal Capogruppo Luciano D’Amico, sfidante di Marsilio alle scorse elezioni regionali e già Rettore dell’Università di Teramo. Marsilio, dopo la lunga giornata di due giorni fa, parla di “teppa rossa” che blocca i lavori del Consiglio. D’Amico di grande giornata di partecipazione democratica e pacifica.
D’Amico ci spiega il perché della protesta?
“Un’azione dimostrativa e pacifica per ribadire che siamo contro l’aumento delle tasse, perché con la motivazione di offrire una copertura al disavanzo delle Asl, che si aggira sui 180 milioni di euro, si mettono le mani nelle tasche degli abruzzesi. Ma la realtà è che la classe politica dirigente ha dimostrato negli ultimi 6 anni di non saper gestire e programmare le risorse pubbliche dell’Ente. In Abruzzo con la destra si spendono milioni e milioni di euro per finanziare senza bandi e senza alcuna evidenza pubblica associazioni, feste e concerti e ai cittadini viene chiesto di pagare più tasse”.
Non trova strano che durante la protesta i cittadini non chiedessero meno tasse ma una sanità migliore. Non erano le tasse il problema?
“Ed è proprio qui il nocciolo della questione. In Abruzzo la destra non alza le tasse per garantire un servizio sanitario efficace o migliorare quello esistente. Quella sarebbe stata tutta un’altra storia. Ma, in un momento storico che vede l’inflazione al 20% e il Governo aumentare il ‘pizzo di stato’ – come lo definisce la premier – dal 41,4 al 42,6%, diventa insostenibile per i cittadini affrontare un ulteriore sacrificio. Se il presidente Marsilio invece di insultare sindaci, lavoratori, pensionati e giovani perbene, che sono venuti a sostenere la nostra pacifica protesta, li avesse ascoltati, si sarebbe reso conto che quello che sosteniamo dall’inizio della discussione di questa manovra è proprio quello che chiedono i cittadini. Il problema non è solo l’aumento in sé, ma il motivo. In altre Regioni le tasse aumentano ma i servizi ci sono, la gente si cura e i fondi della Regione non sono dilapidati da leggi mancia milionarie come accade in Abruzzo”.
Ma la voragine debitoria della sanità è apparsa improvvisamente?
“Non solo è venuta fuori all’improvviso, ma esattamente un minuto dopo la chiusura delle urne a marzo 2024. A febbraio, per chiedere i voti parlavano della sanità abruzzese come un modello Abruzzo da esportare. Ma il ‘modello’ esisteva solo nella loro propaganda. I fatti dopo 6 anni di destra in Abruzzo fotografano una sanità al collasso: mobilità passiva altissima, Livelli Essenziali di Assistenza non raggiunti su prevenzione e arretrati per medicina territoriale, liste d’attesa lunghissime, pronto soccorso sovraffollati e assenza di medici di base per circa 62mila abruzzesi, nonché 120mila cittadini che rinunciano alle cure. Sia il disavanzo Asl di 130 milioni del 2023 che quello di 180 milioni del 2024, ci è stato comunicato l’ultimo minuto utile per avviare la manovra di copertura. Oggi per esempio sulla proiezione dei costi per il 2025 nessuno dice niente, nonostante nella commissione Bilancio abbiamo chiesto più volte i numeri. Così come abbiamo chiesto contezza dei verbali dei precedenti tavoli ministeriali di monitoraggio in cui si evince chiaramente che già a luglio 2024 il ministero chiedeva risposte alla Regione sul disavanzo che stava maturando. La tempesta si vedeva all’orizzonte, lo sapevano ma in Abruzzo era il momento dei concerti”.