Più Hamas chiede di riprendere le trattative di pace, più Israele prende tempo e risponde aumentando l’intensità dei propri attacchi sulla Striscia di Gaza. Sembra ormai inarrestabile la spirale d’odio che sta nuovamente sconvolgendo il Medio Oriente, spingendo i mediatori qatarioti ed egiziani a fare i salti mortali per cercare di riportare al tavolo delle trattative i riluttanti funzionari israeliani.
L’ultimo round di questa interminabile partita a scacchi ha visto l’Egitto del presidente Abdel Fattah al-Sisi presentare una nuova proposta di cessate il fuoco, che prevede il rilascio di tutti i 59 ostaggi israeliani, vivi e morti, entro un mese o un mese e mezzo, in cambio di una tregua e dell’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. A darne notizia sono alcune fonti arabe citate dall’agenzia di stampa Walla.
Trattative in stallo
Una bozza di accordo che, se venisse approvata, potrebbe diventare operativa già entro questo fine settimana con la liberazione dei primi cinque ostaggi. Peccato che, al momento, questa proposta — per quanto generosa — non sembri convincere Israele. Le stesse fonti riportano infatti che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiesto un calendario per lo smantellamento dell’arsenale di Hamas, una condizione che il movimento palestinese ha sempre rigettato definendola “inaccettabile”. Israele, inoltre, si oppone al ritiro completo dalla Striscia di Gaza prima del rilascio di tutti gli ostaggi, mentre Hamas pone proprio questo ritiro come prerequisito dell’accordo.
Insomma, la situazione è ancora molto ingarbugliata, ma dal mondo arabo si continuano a studiare soluzioni per mettere fine al conflitto. “Esistono diverse proposte, non una sola. Hamas le esamina con flessibilità e spirito costruttivo. I colloqui con i mediatori egiziani e qatarioti continuano con l’obiettivo di porre fine alla guerra”, ha spiegato Sami Abu Zuhri, alto funzionario dell’ufficio politico di Hamas, alla rete televisiva Al Jazeera. Lo stesso, però, ha ammesso che “Israele non sembra interessato a un’intesa”, poiché continua a chiedere “il disarmo della resistenza, che non sarà mai oggetto di negoziato, nemmeno come condizione provvisoria”.
Israele vuole occupare la Striscia, la Pace nella Striscia di Gaza è di nuovo un tabù
Che le cose stiano come dice Abu Zuhri lo lascia intendere anche un articolo del Financial Times, secondo cui l’esercito israeliano (IDF) ha messo a punto piani per riconquistare la Striscia di Gaza, sconfiggere Hamas e avviare così il cammino verso “un’occupazione a lungo termine” dell’enclave palestinese.
Secondo il prestigioso quotidiano britannico, la proposta è stata elaborata dal nuovo capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, Eyal Zamir, con il sostegno non ufficiale dei ministri dell’estrema destra. Tuttavia, non è stata ancora approvata dal gabinetto di sicurezza guidato da Netanyahu. Due funzionari hanno sottolineato al Financial Times che l’iniziativa sarebbe legata al possibile ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump: “La precedente amministrazione voleva che mettessimo fine alla guerra. Trump vuole che vinciamo la guerra”.
Orrore continuo a Gaza
Così, forte del supporto americano, il ministro della Difesa Israel Katz ha approvato nuovi piani operativi per la continuazione dell’operazione denominata Forza e Spada nella Striscia di Gaza. “Il nostro obiettivo principale ora è riportare a casa tutti i rapiti. E se Hamas continua a rifiutarsi, pagherà prezzi sempre più alti fino alla sua completa sconfitta”, ha affermato il ministro parlando davanti alle truppe.
E come da copione, subito dopo sono partiti i consueti raid, che hanno provocato l’ennesima scia di sangue: almeno 23 palestinesi, tra cui sette bambini, sono stati uccisi nei bombardamenti che hanno colpito il sud e il centro della Striscia, martellando in particolare le città di Rafah e Nuseirat. Raid che hanno fatto salire ulteriormente il bilancio degli scontri, con 792 vittime e 1.663 feriti dalla ripresa delle ostilità.
Il peggio deve ancora arrivare, Israele allarga ulteriormente le operazioni nella Striscia
Una situazione che appare destinata a peggiorare, considerato che l’IDF ha emesso un ordine di evacuazione per i residenti di Jabalia, nel nord di Gaza, in vista di nuovi attacchi di rappresaglia dopo il lancio di razzi contro comunità nel sud di Israele.
Ma non è tutto. A destare clamore è stato soprattutto un comunicato della Mezzaluna Rossa palestinese che, su X, ha accusato le forze armate israeliane di aver “preso di mira e assediato quattro nostre ambulanze e dieci membri del nostro team impegnati in attività umanitarie. Questo attacco è avvenuto dopo che le forze israeliane hanno bombardato il quartiere al-Hashashin, a Rafah, nella Striscia di Gaza, prendendone il controllo”.