Il Mediterraneo si conferma un cimitero a cielo aperto. Un’imbarcazione carica di migranti è affondata al largo dell’isola di Lesbo, nel Mar Egeo. Sul posto è intervenuta la guardia costiera greca, che è riuscita a trarre in salvo 23 persone, recuperando, purtroppo, anche quattro salme. Le operazioni di salvataggio, però, non sono ancora terminate, perché le autorità greche hanno fatto sapere che si cercano altri possibili superstiti, in quanto a bordo c’erano almeno trenta persone.
Il natante, secondo quanto emerso, era partito dalla costa turca in direzione delle vicine isole greche di Samos e Lesbo, che rappresentano punti di ingresso nell’Unione Europea.
Il Mediterraneo si conferma un cimitero a cielo aperto: un barcone carico di migranti è affondato davanti alle coste della Grecia
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nel 2024 sono scomparsi o sono stati trovati morti nel Mediterraneo 2.333 migranti. Inoltre, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dall’inizio del 2025 sono entrate illegalmente in Grecia quasi 9.000 persone, la maggior parte delle quali via mare.
Il governo conservatore greco, da parte sua, ha inasprito la posizione del Paese nei confronti dell’immigrazione.
“Se volete entrare illegalmente in Grecia e non avete diritto all’asilo, faremo tutto il possibile per rimandarvi da dove siete venuti”, ha dichiarato ieri di fronte al Parlamento il primo ministro Kyriakos Mitsotakis. “I trafficanti e le ONG che collaborano con loro non determineranno chi entra nel nostro Paese”, ha aggiunto.