Il recupero del potere d’acquisto è solo un’illusione, i redditi delle famiglie crescono meno che in passato e persino i profitti delle società sono in discesa. Il quadro tracciato dai Conti nazionali per settore istituzionale dell’Istat non può che preoccupare. Anche l’unico dato apparentemente positivo, ovvero il recupero del potere d’acquisto, non è nient’altro che un “effetto ottico”, come sottolinea l’Unione nazionale consumatori. Perché, in effetti, si tratta di un “rimbalzo tecnico” legato al crollo dell’inflazione che, però, non ha “recuperato quanto perso in quei tremendi mesi successivi all’invasione dell’Ucraina”, come sottolinea il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona.
Redditi fermi, meno spesa per gli ultimi e più imposte: il bilancio del 2024
Lo scorso anno il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,7%, facendo crescere il potere d’acquisto dell’1,3%. Ben poco dopo i crolli degli anni precedenti. Peraltro il reddito delle famiglie era cresciuto molto più nel 2023, del 5%. La spesa per i consumi finali è invece cresciuta solo dell’1,7%, portando le famiglie a risparmiare di più: la propensione al risparmio è salita dall’8,2% del 2023 al 9% del 2024, segno di un quadro più incerto. Scende, inoltre, di quasi un punto il tasso di investimenti delle famiglie al 9,3%. L’Istat segnala anche che il saldo degli interventi redistributivi ha sottratto alle famiglie ben 130,8 miliardi di euro (14 miliardi in più rispetto all’anno precedente), con un aumento del 7,6% delle imposte correnti pagate, una crescita del gettito Irpef del 5% e un aumento del 67,1% delle ritenute sui redditi da capitale e sul risparmio gestito.
Crescono del 5,1% le spese per prestazioni sociali, ma quasi solamente per l’aumento delle pensioni, mentre sono in calo di 1,6 miliardi i sussidi per l’esclusione sociale. Crollano, con la fine del Superbonus, anche i contributi agli investimenti erogati per le famiglie (-77,6 miliardi). Non va meglio sul fronte delle imprese: il tasso di profitto delle società non finanziarie è sceso dal 46,1% del 2023 al 43,3% del 2024. E si registra, inoltre, un forte rallentamento del valore aggiunto generato dall’economia nazionale: è aumentato solamente del 2,3% contro il +9,1% del 2022 e il +6,7% del 2023. Insomma, l’economia italiana frena e il rischio di un’inchiodata è dietro l’angolo.