Sedotti e abbandonati. Dal Vietnam al Kurdistan, dall’Afghanistan all’Ucraina. Con gli Stati Uniti la storia si ripete. Anche stavolta, dopo oltre mezzo milione di morti, un Paese devastato e miliardi di aiuti finanziari e militari sperperati per inseguire l’illusione della “vittoria finale” sulla Russia che si è trasformata nella Caporetto dell’Occidente. Con gli Usa che, come al solito, cadono in piedi: dopo aver lucrato dai tre anni di guerra sul fronte orientale del Vecchio Continente – esportando gas al triplo del prezzo di quello russo – continueranno a farlo anche dopo il cessate il fuoco sotto la minaccia dei dazi commerciali agitati da Trump come una clava contro l’Europa.
Mentre a pagare il prezzo più salato sarà ancora il popolo ucraino, usato come carne da cannone contro un nemico impossibile da sconfiggere con la promessa di un sostegno che ora la nuova amministrazione americana ha deciso di interrompere. Insieme, ovviamente, agli europei, dissanguati dall’inflazione e dal caro-bollette oltre che da una classe dirigente miope che, perfino davanti ad una tregua imminente, continua a parlare di guerra a colpi di sanzioni a Mosca e armi a Kiev fingendo di non vedere che il gong è ormai suonato, decretando la fine dell’ultimo round e la relativa disfatta. Mentre l’Ucraina, o meglio ciò che ne rimane, si appresta ad essere saccheggiata dalla Russia (che ingloberà i territori occupati) e dagli Usa (che puntano allo sfruttamento delle sue terre rare).
Così “la pace giusta” di cui i governi occidentali si sono riempiti la bocca per giustificare la deriva bellicista degli ultimi tre anni, sarà per gli ucraini la più ingiusta possibile. E mentre la delegazione guidata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen presenziava ieri all’anniversario dell’invasione russa per ribadire a Kiev il supporto di Bruxelles, saranno proprio gli europei a pagare, dopo quello della guerra, anche il conto della ricostruzione. Fingendo di non vedere che il conflitto è ormai perso, come nel remake di un film già visto, l’Europa persevera ostinatamente nell’errore. Dopo tre anni di vergogna.