Un voto dall’esito scontato. Come pure il solito penoso spettacolo offerto dalle delegazioni dei partiti italiani al Parlamento Ue. Il risultato è l’ennesimo via libera al Piano di Riarmo della presidente della Commissione Ue, von der Leyen, sotto forma di risoluzione sulla politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione europea. Ma anche l’ennesima spaccatura della maggioranza e il solito caos che regna ormai sovrano nel Pd. Così, i tre partiti di centrodestra che sostengono il governo Meloni riescono a votare in tre modi diversi: Forza Italia a favore e Lega contro mentre FdI ha preferito astenersi. Poi tutti di nuovo a braccetto in Italia, alleati come prima, come se nulla fosse.
Roba complicata da spiegare all’estero ma che da noi è la norma: basta fare spallucce e tirare a campare, tanto nessuno te ne chiederà mai conto. A parte qualche mina vagante in un sistema mediatico fatto da tre reti pubbliche controllate dall’esecutivo, tre canali privati di proprietà dello stesso padrone di uno dei partiti di maggioranza e una serie infinita di giornali filogovernativi. Ma chi è riuscito a fare persino peggio del centrodestra è, come al solito, il Partito democratico. Con i cosiddetti riformisti – Pina Picierno e Giorgio Gori in testa – che hanno sfidato di nuovo la segretaria Schlein votando a favore dell’emendamento pro ReArm Eu nonostante l’indicazione in senso contrario del capodelegazione Zingaretti. Resta da chiedersi come un partito che non riesce a mettersi d’accordo neppure con se stesso possa guidare un’intera coalizione di centrosinistra. Urge una risposta da Elly Schlein. Agli alleati e agli elettori.