L'Editoriale

A grandi passi verso l’irrilevanza

A grandi passi verso l'irrilevanza

A grandi passi verso l’irrilevanza

Giorno dopo giorno cresce l’irrilevanza politica dell’Italia in Europa. Il pastrocchio di Giorgia Meloni che per mesi ha oscillato tra von der Leyen e sovranisti finendo nel guado dell’insignificanza sta dando i suoi frutti amari. 

Al Parlamento europeo l’Italia ha ottenuto una sola presidenza di commissione finita all’ex sindaco di Bari Antonio Decaro (Pd) mentre Forza Italia perde la guida della commissione Affari costituzionali che fu di Salvatore De Meo e ora invece passa al tedesco Sven Simon. Anche il Pd perde la presidenza di una commissione di peso come quella Economia che nella scorsa legislatura era presieduta da Irene Tinagli e ora è passata socialista francese Aurore Lalucq.

Non è nemmeno un caso che la presidenza della sottocommissione per le questioni fiscali sia finita a Pasquale Tridico, capo delegazione del Movimento 5 stelle. Un esponente dell’opposizione in Italia e in Europa è ritenuto più credibile di patrioti e sovranisti che reclamano una poltrona. Un’immagine che dice tutto. 

Che la capa del governo italiano stia dentro un partito ritenuto impresentabile in Europa non è solo il giudizio vezzoso di qualche giornalista ritenuto nemico dalla maggioranza. È un dato politico che condiziona il peso del nostro Paese all’interno dello scacchiere europeo. Le regole della politica, soprattutto quelle tra nazioni, sono molto più semplici di come qualcuno si ostini a raccontare. La credibilità è il capitale politico di un Paese. E se ci pensate bene accade così per ciascuno di noi.