Dopo le inchieste sulle “società serbatoio”, regolarizzati 49mila lavoratori

Ieri sotto il faro della procura sono finiti i Supermercati Iperal. Oltre 33 i milioni di euro sequestrati dall'ultima inchiesta di Storari

Dopo le inchieste sulle “società serbatoio”, regolarizzati 49mila lavoratori

Grazie alle oltre 30 indagini aperte dalla Procura di Milano con Guardia di finanza e Agenzia delle Entrate sull’illecita somministrazione di manodopera e frodi fiscali negli appalti di lavoro dal 2020 a oggi, sono circa 49mila i lavoratori che sono stati stabilizzati con contratti di lavoro reali e oltre 552 i milioni di euro recuperati al fisco.

L’incredibile bilancio, certificato dalla Direzione regionale Lombardia dell’ Inps, è contenuto nei decreti di sequestro eseguiti ieri nell’ambito dell’ultima operazione contro i “serbatoi di manodopera” condotta dai pm Paolo Storari e Valentina Mondovì.

Sotto il faro della procura i Supermercati Iperal

Dopo Dhl, Spumador, Esselunga, Sicuritalia, FedEx, Amazon, GXO, BRT, Esselunga, Uber, Lidl, stavolta le indagini hanno investito Iperal Supermercati spa e Kuehne + Nagel srl. Oltre 33 i milioni di euro sequestrati ieri. Le ipotesi investigative riguardano complesse frodi fiscali derivanti dall’utilizzo, da parte delle due beneficiarie finali, del meccanismo illecito di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti a fronte della stipula di fittizi contratti d’appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della normativa di settore, che ha portato all’emissione e al conseguente utilizzo dei falsi documenti.

Le indagini hanno appurato come i rapporti di lavoro con le società committenti sono stati “schermati” da società “filtro” che a loro volta si sono avvalse di diverse società cooperative (società ‘serbatoio”), che hanno sistematicamente omesso il versamento dell’Iva, nonché degli oneri di natura previdenziale e assistenziale.

Dai racconti messi a verbale dai lavoratori di Iperal Supermercati “gli operai appaiono mere appendici della macchina”, come in un sistema “tayloristico” nel quale i responsabili della catena di supermercati controllano tutte “le operazioni dei lavoratori” nel dettaglio, scrivono i pm, in un quadro di tariffe orarie “ferme a 6-7 anni fa”.

Costretti a cambiare anche quattro società fantasma

Poi, ancora i “casi estremi”, secondo i pm, di lavoratori costretti a cambiare quattro società “serbatoio” in pochi anni. Lavoratori, tra l’altro, “eterodiretti” da Iperal, anche con dispositivi informatici. E’ Iperal, spiega la Procura, che determina “i carichi di lavoro quotidiani” in uno schema di “appalti” irregolari “ad alta intensità di manodopera” e con l’unico fine di “esternalizzare al ribasso il costo del personale”.

“Secondo me Iperal non assume i dipendenti per risparmiare soldi, risparmiare milioni sui costi”, ha messo a verbale un responsabile di un centro di distribuzione della catena di supermercati.