Il primo effetto dei dazi di Trump è tanto atteso quanto immediato. Nel giorno dopo l’annuncio crollano i mercati: le Borse europee hanno bruciato oltre 422 miliardi, a Wall Street va persino peggio con già – a seduta non conclusa – oltre 2mila miliardi di dollari bruciati. Solo per Apple sono 274 miliardi andati in fumo, in quello che è il peggior crollo giornaliero della sua storia. Amazon perde 182 miliardi, Nvidia 143.
In Europa vanno male tutti i listini, con cali intorno al 3% per Parigi e Francoforte e del 3,6% a Milano. Leggermente meno male va per Londra e Madrid, che chiudono comunque in rosso. A Wall Street il Nasdaq fa segnare cali superiori al 4%.
Borse, dollaro e petrolio: giornata da incubo dopo i dazi
Non solo le Borse, a crollare è anche il petrolio, che cede il 7% scendendo a 66,67 dollari al barile. Male il dollaro, che scende a quota 0,9 euro e 0,765 sterline. Sul fronte delle Borse, a pesare sono soprattutto le tariffe annunciate per l’acciaio, con l’intero settore in affanno. Non va molto meglio anche alle imprese del settore energetico, complice pure il calo delle quotazioni del gas.
C’è poi un altro timore – quello della recessione – che manda in crisi i bancari, con i titoli degli istituti che soffrono tanto in Italia quanto all’estero. Male anche il settore del lusso e, inevitabilmente, quello dell’automotive. Anche se le perdite sono ridotte rispetto ad altri comparti, soprattutto per alcuni marchi di lusso – come Ferrari e Porsche – che contengono il calo perché, secondo gli analisti, saranno meno colpiti.
Gli Usa ora temono la recessione
La guerra commerciale può poi avere un’altra importante conseguenza per gli Usa. Secondo Fitch, infatti, i dazi aumentano “significativamente i rischi di una recessione negli Stati Uniti”. La crescita, pronostica l’agenzia di rating, sarà minore rispetto all’1,7% previsto a marzo proprio per i dazi. Fitch prevede che i prezzi al consumo saliranno, mentre gli utili societari scenderanno. Inoltre i dazi possono limitare “la capacità della Fed di ridurre ulteriormente i tassi”.