Come da copione la maggioranza che sostiene il governo Meloni si spacca a Strasburgo sulla politica estera. Ieri il Parlamento europeo era chiamato a votare due relazioni presentate da socialisti, liberali e popolari. La prima relazione era sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune e la seconda sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune.
Entrambe manifesto politico della retorica bellicista che hanno portato avanti Ursula von der Leyen e l’Alta rappresentante Kaja Kallas. Su entrambe la Lega ha espresso voto contrario, Forza Italia favorevole e Fratelli d’Italia si è astenuta.
Maggioranza si spacca in tre sulla difesa Ue
“Ancora una volta sulla politica estera e di difesa le forze di governo si dividono, stavolta non in due tronconi ma addirittura in tre. Fratelli d’Italia in modo pilatesco si astiene su entrambi i testi votati al Parlamento europeo, la Lega vota contro, Forza Italia a favore. La maggioranza non esiste più. Giorgia Meloni ne prenda atto”, dichiara Gaetano Pedullà, vicecapodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.
La maggioranza europea nei due testi ha invitato l’Unione europea e i suoi Stati membri ad aumentare e accelerare significativamente l’assistenza umanitaria, il sostegno militare, gli aiuti economici e finanziari e il sostegno politico a Kiev in ogni modo possibile fino alla vittoria dell’Ucraina.
E ha evidenziato in particolare l’urgente necessità di fornire all’Ucraina maggiori capacità di difesa aerea e di terra, oltre ad esortare gli Stati membri a revocare immediatamente le restrizioni sull’impiego dei sistemi d’arma occidentali forniti all’Ucraina contro obiettivi militari legittimi sul territorio russo.
Il secondo documento nelle impostazioni è uguale al primo. Si parla molto di difesa comune ma nella sostanza è una spinta al riamo, giustificandolo con la crescente minaccia rappresentata da Russia, Cina e Iran.
Si chiede di supportare l’Ucraina con l’invio di armi e con l’apertura di linee produttive di sistemi di armi direttamente sul territorio ucraino insieme all’addestramento dell’esercito ucraino da parte dei paesi Ue.
Ma la cosa più preoccupante è che si chiede ai paesi membri di preparare le famiglie e i giovani alla nuova mentalità orientata alla gestione delle crisi belliche, con esercitazioni e iniziative che facciano partecipare la società civile a questo sforzo bellico.
La posizione di Fratelli d’Italia rimane ambigua
Approvato dalla plenaria anche l’emendamento a favore del piano di riarmo di von der Leyen. Se le posizioni di Forza Italia e Lega sono in maniera abissali distanti e ben note, con la prima forza politica favorevole ai piani di difesa Ue indicati da von der Leyen e la seconda contraria, più problematica appare la posizione del partito della premier Giorgia Meloni che, di fatto, continua a confermare le sue ambiguità, altro che ruolo di pontiere tra Ue e Usa.
FdI si astiene su due relazioni i cui contenuti nella sostanza sono stati finora sposati da Meloni. L’ambiguità emerge dalla nota del capodelegazione di FdI all’Eurocamera, Carlo Fidanza.
“Ci siamo astenuti – scrive Fidanza – perché purtroppo i numerosi emendamenti presentati alla lunghissima relazione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune hanno contribuito a sbilanciare un testo che nel suo impianto di base andava nella giusta direzione, presentando i progressi compiuti nell’attuale contesto geopolitico e di sicurezza, così come le numerose sfide da affrontare, a partire dalla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina alla necessità di rafforzare la sicurezza europea. Mi riferisco in particolare alle varie critiche nei confronti dell’amministrazione americana, così come al superamento dell’unanimità in Consiglio e anche alle previsioni di un aumento repentino delle spese militari incompatibile con i nostri vincoli di finanza pubblica”.
Voti diversi? “Si sa che apparteniamo a famiglie europee diverse”, prova a minimizzare il vicepremier e leader di FI, Antonio Tajani.