I governanti europei hanno detto tutto il male possibile della Russia: che la sua economia è a pezzi, che Putin è un dittatore e che era moribondo per cento malattie diverse. Ma che ne abbiamo ricavato? Il gas che compravamo a 19 adesso lo paghiamo 55, la crescita è quasi zero, Berlino in recessione, Trump che ci bastona…
Maria Salini
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Gentile lettrice, se dovessi ricorre a due titoli per descrivere Russia ed Europa di oggi, sceglierei “Il malato immaginario” di Molière per la Russia, data per spacciata da tre anni; e “Il nemico immaginario” per l’Europa costretta a inventare un nemico esterno per non ammettere che sono tutti interni i mali che l’affliggono. E i mali hanno una sola radice: l’inconsistenza delle classi politiche attuali, nessuna delle quali è all’altezza del passato. Pensi a quando c’erano Mitterand o Chirac in Francia, Brandt o Schmidt in Germania, De Gasperi o Moro in Italia. Oggi l’Europa è un teatro dei pupi popolato dalle figure di mezza tacca del suo canovaccio: da Ursula, mediocre ministra della Difesa tedesca che la Merkel confinò in Europa perché non facesse altri danni in patria oltre quelli già fatti, all’evanescente Macron, fino alla nota diplomata dell’Istituto alberghiero che vuole riscrivere la Storia. Per non dire delle teste calde che vengono dal Nord Europa e che hanno dirottato il treno europeo, veda l’estone Kallas (affidarle la politica estera dell’Ue è stato da irresponsabili) o i vari baltici o la danese Mette Frederiksen o la ex premier finlandese Sanna Marin. Da malati immaginari a pazzi veri, il passo è breve. Dall’eurozona alla neurozona, è un attimo.