Lo avevano detto e l’hanno fatto: il Consiglio dei ministri ieri ha trasformato il ddl Sicurezza in un decreto legge. Un colpo di mano antidemocratico per un testo di legge definito dalle opposizioni e da tutto il mondo dell’associazionismo altrettanto antidemocratico, considerando le restrizioni che impone al diritto di manifestare pacificamente e alla libertà di espressione. Un blitz arrivato proprio mentre in piazza del Panteon opposizioni e sindacati protestavano.
Un’urgenza inspiegabile
Una protesta che non ha fatto desistere il governo dal suo intento: far passare la norma che da oltre un anno è oggetto di aspra discussione in Parlamento con la scusa dell’urgenza. Scelta inspiegabile, se non con il timore da parte del governo Meloni di una primavera di proteste sociali per la sciagurata gestione della crisi economica.
Recepiti tutti i rilievi di incostituzionalità del Quirinale
Il testo che ha recepito i sei rilievi di incostituzionalità mossi dal Quirinale, resta comunque un insieme di norme che intaccano le libertà personali e di manifestazione del pensiero. Sparisce comunque l’obbligo delle università di collaborare con i Servizi di Sicurezza. Sono poi state definite le condotte di resistenza, anche passiva, che facevano scattare il delitto di rivolta nelle carceri e nei Cpr, mentre la fattispecie è esclusa per i centri di accoglienza.
Altro punto sostanziale le proteste contro opere pubbliche. La norma prima lasciava al governo la discrezionalità di definire di volta in volta quale fosse “opera strategica”, definizione che avrebbe fatto scattare l’aggravante. La nuova versione specifica che l’aggravante + limitata alle infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici.
Ai migranti che vorranno comprare una sim telefonica basterà presentare un documento d’identità e non più il permesso di soggiorno. Quanto ai reati di aggressione o resistenza a pubblico ufficiale è stata cancellata la norma che prevedeva la prevalenza delle circostanze aggravanti sulle attenuanti generiche. Infine la questione relativa alle donne incinte in carcere. Rispetto alla versione precedente, per quanto riguarda la custodia cautelare, si prevede l’obbligatorietà, e non più la facoltatività, della esecuzione della misura custodiale presso un istituto di custodia attenuata per le madri incinte o di prole inferiore a un anno.
L’attacco di tutte le opposizioni
Nonostante i miglioramenti, le polemiche non si sono placate, sia nel merito che nel metodo. “Il disegno di legge sulla sicurezza era ed è un provvedimento antidemocratico che mette in discussione diritti sui quali noi non facciamo sconti. La scelta del governo di predisporre un decreto costituisce un vero furto al Parlamento, che viene ancora una volta umiliato”, ha attaccato il dem Francesco Boccia, “con un colpo di mano e un uso arbitrario della decretazione d’urgenza mesi di confronto parlamentare vengono buttati. Resta il merito di norme illiberali che in nome di una millantata sicurezza mettono a rischio le nostre libertà”.
M5s: “Atto di una gravità assoluta”
Di “un atto di una gravità assoluta” parla il Movimento Cinque Stelle, per il quale è in corso “uno scardinamento della divisione dei poteri e delle regole stabilite dalla Costituzione di un livello ulteriore anche rispetto alle tante altre forzature già compiute”.
“Ci troviamo di fronte a un decreto del tutto privo dei requisiti di necessità e urgenza, dal contenuto disomogeneo ma anche al cospetto di un decreto che sostituisce una legge in itinere in Parlamento”, sottolineano i pentastellati, “Le regole di funzionamento delle istituzioni vengono spazzate via solo per esigenze di propaganda e per gestire le continue spaccature interne alla maggioranza. Norme liberticide e repressive, che riguardano diritti fondamentali delle persone, approvate con un decreto del governo che entra in vigore dopo poche ore. Cosa è cambiato da oltre un anno fa a oggi? Ad una forzatura gravissima risponderemo con una battaglia durissima”, concludono.
“E’ gravissimo trasformare il ddl Sicurezza in un decreto d’urgenza, senza l’urgenza”
Altrettanto duro il commento dell’Avs Peppe De Cristofaro: “Trasformare il ddl Sicurezza in un decreto d’urgenza, senza l’urgenza è gravissimo ed è un precedente pericolosissimo per le istituzioni. Da mesi ci battiamo in Senato con tutti i mezzi, compreso l’ostruzionismo, per impedire l’approvazione di questa proposta che ha già ricevuto critiche e preoccupazione per i diritti umani e le libertà civili da parte dell’Onu e del Consiglio d’Europa”.
“L’Italia ha bisogno di lavoro, di redditi più alti, di una redistribuzione della ricchezza verso il basso, e non di nuovi reati, o la criminalizzazione del dissenso, dei migranti e di chi manifesta. Siamo contro la svolta iper-securitaria del duo Salvini – Meloni che ridisegna lo Stato di diritto con tratti fortemente autoritari”, conclude De Cristofaro.