L’annuncio di Donald Trump di dazi al 25% sulle auto e altri prodotti dell’Europa continua a creare scompiglio nella scena internazionale e nella politica italiana. Il presidente americano ha annunciato che a partire dal 4 marzo scatteranno i dazi del 25% contro Messico, Canada e Cina, alla quale verrà addebitata una tariffa aggiuntiva del 10%.
“L’Ue reagirà in modo fermo e immediato alle barriere ingiustificate al commercio libero ed equo”, ha affermato un portavoce della Commissione europea. Secondo cui l’Ue negli anni è stata “una manna per gli Usa”.
Confindustria in allarme. Salvini contro Tajani
Gli industriali italiani sono in allarme. “È saltato un paradigma: serve coraggio e agire subito con una visione di lungo termine. L’Europa deve mettere al centro la competitività del sistema industriale e quindi la crescita sociale”: il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, “ribadisce così – riporta una nota – la necessità di agire all’indomani dell’annuncio dei dazi sull’Ue da parte dell’amministrazione Trump”.
L’Ue poi spiega che “è tecnicamente possibile” che gli Usa “impongano dazi alle importazioni da un Paese e non da un altro”. È su questo che fa affidamento Matteo Salvini.
‘’Trump è un uomo di business ti siedi al tavolo e difendi l’interesse’’ italiano. ‘’Per noi la strada è assolutamente tracciata, le minacce di von der Leyen sono ridicole. Non siamo riusciti a difendere il settore dell’auto, suicidato dalle politiche di Bruxelles, vuoi far la guerra a Trump? Non siamo ridicoli’’, dice il vicepremier e leader della Lega.
“Le risposte sulle questioni dei dazi sono di livello europeo” e “ne parleremo a livello europeo, dialogheremo e cercheremo di trovare le migliori soluzioni possibili per tutelare i nostri interessi in un rapporto transatlantico che non deve deteriorarsi, però noi dobbiamo tutelare i nostri interessi e le nostre imprese e trovare delle soluzioni che permettano alle nostre realtà di essere competitive, abbiamo una strategia”, dice invece l’altro vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani. Chiaramente le due visioni sono contrapposte.
Urso dà qualche segno di vita. Meloni non parla
Si sveglia il ministro FdI delle Imprese e del Made in Italy. “L’Italia è ovviamente preoccupata per un’escalation e un’eventuale guerra commerciale. Perché noi siamo un grande Paese esportatore”, dice Adolfo Urso. Che ha ricordato che “negli anni scorsi l’Italia è diventato il quarto Paese esportatore al mondo dopo Germania, Cina e Usa. Abbiamo anche una bilancia commerciale molto positiva con gli Usa. Quindi, come altri Paesi europei e forse anche più di altri Paesi europei, vogliamo evitare escalation e guerra commerciale”.
La premier Giorgia Meloni invece adotta la strategia dell’opossum di fingersi morta. Con le opposizioni che le chiedono di andare a riferire in Parlamento.
“L’Ue non potrà più contare sull’affidabilità della partnership degli Usa, almeno per il tempo della presidenza Trump, che anche mercoledì è tornato all’attacco dell’Ue. E’ gravissimo che Meloni non abbia detto una parola su questo, in tutti questi giorni”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein. Meloni è “vassalla di un progetto di disgregazione europea”. Quella dei dazi “è una guerra commerciale che pagheranno imprese e lavoratori italiani”.
“Cosa pensa di fare la Presidente Meloni dopo le parole del suo amico Trump? Difendere l’economia italiana o continuare a essere succube del tycoon che vuole affossare l’Europa? Per la Presidente Meloni è tempo di assumersi le sue responsabilità e di tirare fuori il Paese da questa crisi”, dice la senatrice M5S, Sabrina Licheri.
“Non vorremmo vedere guerre commerciali nel mondo perché, in un modo o nell’altro, questo avrà un impatto negativo su tutti i paesi”, commenta il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. E, intanto, in risposta ai dazi annunciati da Trump, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, va in India.