Complicare la realtà è il gioco di chi è avvezzo al retroscena politico come forma di sopravvivenza. La presunta complessità del Partito democratico, addirittura rivendicata, è l’arma con cui i cosiddetti riformisti del partito – da Picierno a Guerini, passando per Gori e così via – hanno ricominciato a tenere sotto scacco la segretaria Elly Schlein. Prima erano molto più banalmente le correnti – in questo caso di minoranze, sconfitte al congresso quando Schlein superò Bonaccini – ora le chiamano ricchezze. Forse per tornare alla realtà vale la pena ripassare chi ha votato la segretaria dei dem: l’hanno votata coloro che erano depressi dal renzismo e dalle sue scorie, l’hanno votata coloro che si sono disamorati del Pd amante dei governi tecnici ad ampio spettro, l’hanno votata coloro che non ne potevano più di un partito ostaggio del conservatorismo più arcigno.
La realtà è semplice. Il Partito democratico si è risollevato dai suoi minimi termini perché Schlein ha promesso di osare là dove il partito ha sempre tentennato: osare nel chiamare guerre le guerre, osare nel rivendicare il diritto di esistere di due popoli e due Stati in Medio Oriente, osare per smettere di guardare al centro come lasciapassare per carezze anche più a destra. Il bombardamento mediatico contro chiunque osi parlare di pace, negli ultimi anni, ha tenuto insieme pezzi di establishment e di media che fingono di non essere amici. Chiunque osi mettere in discussione la fallimentare strategia sull’Ucraina diventa automaticamente amico di Putin.
Chiunque chieda un po’ di decenza e rispetto per il genocidio in corso a Gaza è subito amico di Hamas. La pace, in qualsiasi sua declinazione, è raccontata come populismo. La guerra è progressista, le bombe sono diventate le figlie naturali e ineluttabili del Manifesto di Ventotene. Che il Pd abbia un differente vocabolario dal M5S è semplice, naturale: non sarebbero due partiti diversi. Accade anche con Alleanza Verdi e Sinistra, anche se in quel caso non lucra nessuno. Che non stia dalla parte di chi stringe le mani insanguinate di Netanyahu è un punto da ribadire, in modo chiaro e semplice. Per questo oggi dovrebbe essere in piazza.