Guerra dei dazi: le reazioni internazionali alle nuove imposte volute da Trump

Guerra dei dazi: le reazioni internazionali cariche di sdegno alle nuove imposte volute dal presidente americano Trump

Guerra dei dazi: le reazioni internazionali alle nuove imposte volute da Trump

La decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre nuove tasse sull’import ha riacceso le tensioni commerciali globali e innescato una serie di reazioni da parte dei Paesi colpiti. La misura, parte di una strategia volta a proteggere l’economia americana, è stata accolta con forte preoccupazione dai principali partner commerciali di Washington, che temono un’escalation nella guerra dei dazi.

Guerra dei dazi, l’Unione Europea è pronta a reagire

In prima linea tra i critici, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito i dazi di Trump un “duro colpo per l’economia globale”. Bruxelles ha espresso “profondo rammarico” per la scelta americana e ha annunciato di essere al lavoro su un pacchetto di contromisure, nel caso in cui i negoziati non dovessero portare a un’intesa. “Non è troppo tardi per negoziare”, ha dichiarato von der Leyen, ribadendo l’intenzione dell’UE di evitare una guerra commerciale.

Anche il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha ribadito il sostegno al libero scambio, esortando l’Unione a rafforzare gli accordi con America Latina, Messico e India per diversificare i mercati.

Berlino invita alla calma, ma l’industria è in allarme

In Germania, tra i Paesi europei più colpiti, l’industria chimica ha invitato alla prudenza: “Un’escalation peggiorerebbe i danni”, ha dichiarato l’associazione di categoria. La VDA, che rappresenta il settore automobilistico tedesco, ha invece messo in guardia dagli effetti dei dazi di Trump, sottolineando che “creeranno solo perdenti”. L’appello è a un’azione unitaria dell’UE, mantenendo però aperta la porta al dialogo.

Canada e Cina annunciano contromisure alla guerra dei dazi di Trump

Il primo ministro canadese Mark Carney ha promesso una risposta decisa: “Combatteremo queste tariffe con contromisure”, ha detto, sottolineando come le nuove imposte rischino di cambiare radicalmente gli equilibri del commercio globale.

Ancora più netta la posizione della Cina, che ha esortato gli Stati Uniti ad annullare immediatamente i dazi e a “risolvere le controversie commerciali attraverso un dialogo equo”. Pechino ha minacciato misure ritorsive, ricordando che “non ci sono vincitori in una guerra commerciale” e che il protezionismo non rappresenta una via d’uscita.

Meloni: “Misura sbagliata che danneggia tutti”

Anche l’Italia ha espresso la propria contrarietà attraverso la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “I dazi di Trump verso l’UE sono una misura sbagliata che non conviene a nessuno”, ha affermato. L’obiettivo dell’Italia, ha aggiunto, è quello di lavorare a un’intesa per evitare una nuova guerra dei dazi, che potrebbe indebolire l’Occidente a vantaggio di altre potenze globali.

Il Giappone: “Misura deplorevole e in contrasto con gli accordi”

Dal Giappone, il ministro del Commercio Yoji Muto ha definito “estremamente deplorevoli” le nuove tasse sull’import, mentre il portavoce del governo Yoshimasa Hayashi ha espresso forti dubbi sulla loro compatibilità con le norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e con gli accordi bilaterali.

Reazioni più moderate da Regno Unito e Taiwan

Il Regno Unito, pur esprimendo preoccupazione, ha scelto la via diplomatica. Il segretario al Commercio Jonathan Reynolds ha annunciato l’intenzione di aprire un dialogo con gli Stati Uniti per “mitigare l’impatto” delle tariffe senza reazioni immediate.

Più dura invece la posizione di Taiwan, che ha bollato i dazi di Trump come “totalmente irragionevoli”, chiedendo l’apertura di “seri negoziati”.

Thailandia cerca nuovi mercati per dribblare la guerra dei dazi

Colpita da dazi fino al 36%, anche la Thailandia ha fatto sentire la propria voce. Il governo ha dichiarato di voler supportare gli esportatori nella ricerca di nuovi sbocchi commerciali e si è detto pronto ad avviare un confronto con Washington per trovare un “equilibrio equo”.