Separazione delle carriere, il governo tira dritto

Mentre i magistrati scioperavano, la premier Meloni preparava l'incontro del 5 marzo con l'Anm. Avanti tutta sulla separazione delle carriere ma timide aperture sul Csm

Separazione delle carriere, il governo tira dritto

La risposta del governo al successo dello sciopero delle toghe è arrivata già nella prima mattinata di ieri, quando a palazzo Chigi la premier Giorgia Meloni ha convocato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il guardasigilli Carlo Nordio e, tra gli altri, i presidenti delle commissioni giustizia di Camera e Senato, Ciro Maschio e Giulia Bongiorno. Al centro dell’incontro, la strategia da tenere all’incontro fissato per il 5 marzo con il presidente Anm, Cesare Parodi.

Un faccia a faccia che arriverà dopo mesi di durissime polemiche, con la riforma costituzionale del Guardasigilli passata in prima lettura alla Camera e in procinto di essere licenziata anche dal Senato, esplose dopo la condanna del sottosegretario Andrea Delmastro.

La riforma va avanti

Secondo il centrodestra Parodi, appartenente al gruppo di Magistratura Indipendente, sarebbe un interlocutore più “malleabile” del predecessore Santalucia. Fonti della maggioranza riferiscono che se la posizione dell’Anm dovesse essere quella di chiedere il ritiro del disegno di legge costituzionale, o anche solo di frenare, la risposta dell’esecutivo sarà quella di accelerare.

La (timidissima) proposta di dialogo sul Csm

Ma intanto la premier avrebbe optato per una lievissima apertura, ovvero una riserva delle quote rosa e sul sorteggio temperato per il nuovo Csm, che potrebbe riguardare i laici, i togati o entrambe le componenti del Consiglio.

“Siamo disposti al dialogo, ci sarà un incontro con l’Anm e con le Camere penali, ascolteremo le opinioni dell’avvocatura e dei magistrati, quali sono le loro idee, quali sono le loro proposte, scioperare è legittimo”, ha detto ieri Tajani. “Il problema è che lo sciopero non crea problemi al governo, allunga però i tempi dei processi e sappiamo bene che la giustizia ormai in Italia costa tra il 2 e il 3 per cento del Pil”, ha aggiunto.