Ieri la Camera ha dato il via libera alla proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori al capitale, alla gestione e ai risultati dell’impresa. Ora la palla passa al Senato. Sulla carta tale pdl, frutto di un’iniziativa della Cisl – che ha raccolto 400mila firme per portarla in Parlamento – doveva rappresentare un passo avanti, dando attuazione all’art. 46 della Costituzione: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. Un principio sacrosanto quanto incompiuto.
Peccato che, come spesso capita, alla fine la montagna ha partorito un topolino. Il provvedimento, passato nelle commissioni Finanze e Lavoro di Montecitorio prima dell’approdo in Aula, è stato trasformato dalla maggioranza a sua immagine e somiglianza: dei 22 articoli inizialmente previsti ne sono rimasti soltanto 15. A tale falcidia, FdI, Lega e FI – con la longa manus del governo rappresentata dagli emendamenti dei relatori – hanno accompagnato una vera e propria riscrittura delle parti del testo rimaste in piedi. A farne le spese è stata la contrattazione collettiva, eliminata o indebolita quanto più possibile. Così, in una conclamata eterogenesi dei fini, la partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali ed economici delle imprese è diventata una discrezionalità delle aziende e non un obbligo. La rappresentazione plastica di ciò è rappresentata dal “nuovo” art. 6, laddove si lascia intendere la possibilità per le società di decidere, in via unilaterale, di pagare i premi di risultato con delle azioni. Proprio così.
Una previsione pericolosa, non solo perché si bypassano sia la volontà dei lavoratori sia la stessa contrattazione ma, anche e soprattutto, per i rischi che si corrono se l’azienda non è particolarmente solida. Non solo. Anche la partecipazione dei lavoratori nei consigli delle società a partecipazione pubblica è stata soppressa dalla maggioranza, in quello che appare a tutti gli effetti come un tentativo di evitare fin da subito qualsivoglia ostacolo a future privatizzazioni. Insomma: lo stato dell’arte è questo. “Non c’è stato alcuno svuotamento: la partecipazione è una grande opportunità per tutti, non trasciniamola sul campo degli scontri tra schieramenti” ha detto ieri la neosegretaria della Cisl, Daniela Fumarola, commentando le intenzioni di voto delle opposizioni (M5S e Avs sono contrarie, il Pd si asterrà). Contenta lei…